L'editoriale di Alberto Winterle
No.91 del TurrisBabel: Schutzhüttenwettbewerbe | Concorsi in alta quota
Der geplante Neubau von drei Schutzhütten in Südtirol war Anlass für eine interessante und hitzige Debatte darüber, wie moderne Architektur im alpinen Umfeld auszusehen hat
Regeln für den, der in den Bergen baut (Adolf Loos 1913)
„Baue nicht malerisch. Überlasse solche wirkung den mauern, den bergen und der sonne. Der mensch, der sich malerisch kleidet, ist nicht male risch, sondern ein hanswurst. Der bauer kleidet sich nicht malerisch. Aber er ist es. Baue so gut als du kannst. Nicht besser. Überhebe dich nicht. Und nicht schlechter. Drücke dich nicht ab sichtlich auf ein niedriges niveau herab, als auf das du durch deine geburt und erziehung ge stellt wurdest. Auch wenn du in die berge gehst. Sprich mit den bauern in deiner sprache. Der wiener advokat, der im steinklopfersteindialekt mit dem bauer spricht, hat vertilgt zu werden. Achte auf die formen, in denen der bauer baut. Denn sie sind der urväterweisheit geronnene substanz. Aber suche den grund der form auf. Haben die fortschritte der technik es möglich ge macht, die form zu verbessern, so ist immer diese verbesserung zu verwenden. Der dreschflegel wird von der dreschmaschine abgelöst. […] Sei wahr! Die natur hält nur mit der wahrheit. […]“
Adolf Loos, Ins Leere gesprochen / Trotzdem, Wien, Herold Verlag, 1962
A distanza di un secolo dal famoso testo di Adolf Loos “Regole per chi costruisce in montagna”, l’occasione della ricostruzione di tre rifugi in Alto Adige ha aperto un interessante ed appassionato dibattito sulle modalità di insediamento della “nuova” architettura nel contesto alpino, non solo tra progettisti e addetti ai lavori ma anche tra chi, più in generale, condivide la passione per la montagna. Quali sono i parametri per poter valutare la qualità di un progetto architettonico ed il suo corretto inserimento nel paesaggio alpino? È possibile, oggi, definire “regole“, manuali o linee guida da seguire per poter ottenere risultati di oggettiva qualità? La risposta sta nelle semplici parole di Loos : «…sii vero…», cogli, cioè, l’essenza del contesto e della tradizione costruttiva e usa le capacità tecniche ed estetiche del tuo tempo per ottenere il migliore dei risultati, senza “strafare” ma, allo stesso tempo, anche senza rinunciare alla poetica ed alla ricerca. Non si tratta, allora, di applicare “regole”, ma di mettere in pratica l’essenza stessa della professione dell’architetto: ovvero, usare il linguaggio della contemporaneità per costruire manufatti, confrontandosi con il contesto e con l’evoluzione delle tecniche costruttive nell’ottica della sostenibilità e rispetto dell’ambiente. In fin dei conti, l’architettura è una disciplina viva, come vivi, ed in continua evoluzione, sono i temi legati all’estetica, alla forma e alla tradizione.
Die Errichtung eines Bauwerks im Hochgebirge ist immer ein gewaltsamer Eingriff und ein Störfaktor. Wenn man aber eine realistische Lösung für eine Schutzhütte sucht, dann macht es Sinn, die Schutzhütte gut sichtbar und gut erreichbar zu planen
È quindi necessario, proprio per questi motivi, rivendicare e il ruolo sociale e culturale, oltre a quello tecnico, della figura dell’architetto che con la propria opera e la propria attività di ricerca trasforma un territorio imprimendo un’evoluzione anche nel gusto e nell’estetica della società in cui vive. Tornando al testo di Loos, è importante evidenziare che esso fa riferimento ad un contesto antropizzato, dove l’esperienza del contadino ha nei secoli affinato modalità e tecniche co struttive, empiricamente, procedendo per tentativi, fino ad un’ottimale soluzione tecnica delle proprie esigenze nel rispetto del territorio circostante. Questo non è accaduto per i rifugi d’alta quota. L’alta montagna è, infatti, rimasta inviolata per secoli e solamente dopo la “scoperta” dell’alpinismo, a fine Ottocento, e in modo più intenso dall’inizio del secolo scorso, è stata oggetto di singoli interventi di “antropizzazione”. La realizzazione dei rifugi d’alta quota non vanta, come l’architettura rurale, una tradizione millenaria, ma ha mutato il sapere costruttivo del luogo e le tecniche per la rea lizzazione di edifici in contesti meno impervi. Le nostre montagne sono state, in questo modo, oggetto di puntuali interventi di costruzione di edifici in pietra, muratura o legno, secondo le possibilità economiche e di accessibilità al sito. Nella maggior parte dei casi i rifugi erano, infatti, raggiungibili solamente a piedi e questo ha influito sulle scelte tecniche e progettuali, portando alla costruzione di edifici quasi spontanei ed autocostruiti, che avevano come principale obbiettivo quello di dare una risposta alle esigenze funzionali della struttura e non certamente a quelle estetiche.
Va inoltre segnalato il contesto con cui questi manufatti si sono sempre confrontati: nella quasi totalità dei casi si tratta di un paesaggio straordinario che faceva necessariamente scivolare l’architettura dei rifugi alpini in “secondo piano”. L’evoluzione delle necessità prestazionali dei rifugi, l’aumento esponenziale dei fruitori ed infine la facilità di accesso con elicotteri o altri mezzi di trasporto ha portato, nel tempo, a numerosi interventi di ampliamento e ristrutturazione che hanno trasformato i rifugi da singole ca - panne in agglomerati dalle forme complesse. Cosa significa quindi oggi costruire un “nuovo “ rifugio? Significa realizzare strutture che riproducono quella sensazione di spontaneità e tradizione mascherando dietro finti rivestimenti in legno strutture in cemento e impianti tecnologici all’avanguardia oppure invertire completamente l’approccio, mettendo in “primo piano” quello che le nuove tecniche ed i nuovi materiali oggi permettono di ottenere? La costruzione di un edificio in alta quota, in un contesto naturale vasto e “immacolato” è, indipendentemente dal linguaggio utilizzato e dai materiali impiegati, una “violenza”, un elemento di “disturbo”, di confusione percettiva che ha poco a che fare con il luogo.
[sie sollte] Ausdruck dessen sein, was die neue Technik und die modernen Materialien ermöglichen?
In questa dialettica tra naturale ed artificiale vince comunque la Natura, quindi il rifugio è e rimane un intruso. Un atteggiamento radicale potrebbe coerentemente richiedere di non realizzare nessuna struttura in alta quota e di eliminare quelle esistenti. Volendo invece essere meno ideologico per dare risposta reale al vero e ruolo del “rifugio”, che deve, cioè, dare protezione ed ospitalità a chi frequenta la montagna, è necessario che il rifugio sia posto in evidenza visiva, sia cioè percepibile e facilmente raggiungibile. E, quindi, non certamente nascosto e mimetizzato nel paesaggio. In questo senso emerge il valore iconico e di segnale delle strutture che, come fari nella notte, oltre che meta, diventano riferimento per gli escursionisti svolgendo il ruolo di veri e propri landmark dentro il paesaggio naturale. È importante evidenziare che la costruzione di un edificio in alta quota presuppone, nella maggior parte dei casi, un approccio sensibile ed accorto, che sottenda una reversibilità in grado, al l’occorrenza, di “ripristinare” la verginità del luogo.Gli edifici sono solamente “ap poggiati” sulla roccia, con un semplice basamento, nella migliore delle posizioni rispetto ai possibili pericoli, ma senza modificare e trasformare lo spazio esterno. La demolizione di un rifugio dovrebbe permettere un facile ripristino delle condizioni naturali del sito. Per questi motivi la realizzazione di un nuovo rifugio gode, paradossalmente, di una maggiore libertà espressiva proprio perché isolato e decontestualizzato rispetto ad un edificio costruito in un ambiente urbano di fondovalle. E questo appare particolarmente evidente per la realizzazione di bivacchi e piccoli ripari che spesso utilizzano strutture prefabbricate portate in quota e montate in sito.
Questo atteggiamento si applica, spesso senza troppe polemiche, anche per gli impianti di risalita, ritenuti elementi tecnici e quindi delle macchine slegate dal contesto proprio per le loro caratteristiche dipendenti unicamente da esigenze tecniche e dalle dimensioni fuori scala rispetto al contesto, dimenticando forse troppo spesso le possibili potenzialità estetiche e formali. Per la ricostruzione di tre rifugi, seguendo una tradizione ormai consolidata per garantire la qualità dei progetti architettonici, la Provincia autonoma di Bolzano ha indetto tre concorsi ad invito. Per ogni rifugio sono stati coinvolti otto studi altoatesini di fama consolidata, generando in questo modo un “patrimonio” di idee contenuto in ventiquattro progetti che non rappresentano solamente una risposta alle esigenze tecniche e funzionali della committenza ma costituiscono un importante contributo culturale per tutto l’arco alpino. Rifugio Ponte di Ghiaccio a 2.545 metri, rifugio Vittorio Ve ne to al Sasso Nero a 2.923 metri, rifugio Pio XI a 2.544 metri: si tratta dei tre rifugi, posti al confine tra l’Alto Adige-Südtirol e l’Austria, oggetto di intervento. Viste le precarie condizioni delle strutture attuali per i tre manufatti è stata prevista la demolizione e la ricostruzione ex novo. Per il rifugio Vittorio Veneto è stata prevista la ricostruzione in posizione diversa e più sicura, ad alcune centinaia di metri rispetto alla posizione attuale. La giuria composta da tecnici e da rappresentanti delle diverse associazioni alpine, tutti appassionati frequentatori della montagna, ha valutato i progetti partendo dal bisogno di soddisfare il programma funzionale della struttura e cercando, al contempo, un equilibrio tra gli aspetti pratici e quelli estetici e formali, senza che questi ultimi potessero prevalere.
Auch das Umfeld dieser Bauten spielt eine Rolle, denn es handelt sich dabei fast immer um großartige Landschaftskulissen, in denen die Architektur der Schutzhütten nur eine Nebenrolle spielen kann
Particolarmente interessante è stato poter mettere a confronto modalità progettuali ed approcci formali molto differenti: dalle soluzioni più rassicuranti ed “ammiccanti” alla tradizione, a quelle più spinte in una ricerca tipologica e formale capace di evocare una nuova visione ed interpretazione del rifugio alpino. Spesso la soluzione formale proposta ha cercato un’ispirazione dal paesaggio circostante, riproducendo così massi erratici, cristalli e volumi spigolosi che tentano un dialogo con la morfologia dell’intorno. In altri casi, molta attenzione è stata riservata alle componenti formali dei manufatti, facendoli diventare turrisbabel 91 Oktober Ottobre 2012 5 delle nuove icone capaci di imprimere, lungo i sentieri di montagna, un segno molto visi bile, ponendosi come riferimento visivo per gli alpinisti che transitano in quei luogo in condizioni avverse, ansiosi di trovare fi nalmente un luogo di riparo. Anche le soluzioni tecniche ed energetiche diventano tema di progetto: ampie superfici ospitano pannelli fotovoltaici ed impianti che non possono, per loro natura, essere nascosti alla vista degli alpinisti, visto che il rifugio alpino mo stra sempre la sua “quinta facciata”, il tetto, visibile sia dal basso che dall’alto. Infine, nella definizione funzionale, l’attenzione si è concentrata sull’articolazione degli spazi interni, mentre solo in alcuni casi il progetto si è spostato all’esterno per ripensare e mo dificare gli spazi aperti. La ricerca di nuovi e diversi usi del rifugio, attraverso inedite soluzioni tipologiche e distributive, arricchisce questo pa no rama di idee che costituisce un importante momento di riflessione sul rapporto tra la montagna ed i suoi fruitori. Il presente numero di turrisbabel documenta tutti i ventiquattro progetti che hanno par tecipato al concorso. L’obiettivo è quello di trasmettere la ricchezza e varietà delle soluzioni proposte e di permettere una più appro fondita valutazione delle soluzioni proposte. Le foto di Leonhard Angerer ci accompagnano in un’ultima visita ai rifugi attuali, senza nostalgia, consapevoli che in quelli nuovi ritroveremo la stessa sensazione di protezione ed accoglienza. Perché, chiudendo ancora con l’aiuto di Adolf Loos, per lo stesso principio per cui “il correggiato è stato sostituito dalla trebbiatrice” questi ma nufatti rappresentano la maniera contemporanea di vivere la montagna. Con sapienza tecnica e con sete di autenticità. E con la consapevolezza, come ci ha insegnato l’archi tetto viennese, che “la Natura sopporta soltanto la verità”
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Die Architektur ist nicht der eigentliche Kritikpunkt, abgesehen davon, dass bei passendem Lichteinfall das Etschtal ausgeleuchtet wird.
Die Landes-Verwaltung hätte bei Gott ausreichend Pflicht-Aufgaben für die Bevölkerung, die sie in nicht wenigen Bereichen grob vernachlässigt.
Es ist blanker Unsinn, den privaten Hütten-Betreibern vor-zu-führen, wie man "ohne Rücksicht auf die Kosten, mit moderner Architektur aufgeblähte Schutz?-Hütten in die Berge klotzen kann."
Abgesehen davon dass die Santnerpasshütte eine Blechschachtel ist, die vom Tal aus auf ewig den Blick auf den Rosengarten stört, muss hier mit der Grundsatzfrage begonnen werden warum an dieser Position ein überdimensioniertes Berghotel hingestellt wurde, das in keiner Weise die Funktion einer Schutzhütte erfüllen muss. Zudem führt dieser hässliche neue „Landmark“ lediglich dazu, dass der Santnerpass-Klettersteig regelmässig von Hüttenbesuchern ohne Bergerfahrung blockiert wird.
Nachhaltig hätte am Santnerpass bedeutet dass die alte Hütte vom Land zurückgekauft und hätte abgerissen werden müssen. Sie ist die überflüssigste Schutzhütte in Südtirol und ist wohl eine Selbstbefriedigung von Architekten und Bauherr oder eine Art Prostitution im alpinen Sinne.
Genau. Die SVP hat einem Parteifreund das einzigartige Grundstück (900m2 Welterbe) verkauft. Sie haben ihm auch noch 900.000 Euro an Steuergeldern gegeben.
Das gleiche Schema wie bei der Tierser Seilbahn: öffentliches Geld für private Interessen auf Kosten der Bürger und auf Kosten der Landschaft.
Mit solchen Haltungen, in Parteien, schaffen wir den ökosozialen Wandel sicher nicht. ...auch weiterentwickelte Demokratie wirds mit solchen Politikern nicht geben.
Ein aktueller Bericht aus der Schweiz zum selben Thema:
https://www.hochparterre.ch/nachrichten/wettbewerbe/komfortable-bescheid...